Covid o influenza: possiamo distinguere i sintomi nei bambini?

Anche se ormai tutti o quasi i nostri bambini hanno ricevuto il vaccino antiinfluenzale (con iniezione o con spray nasale) i genitori che giungono a consulto con il pediatra, esprimono la propria preoccupazione e chiedono aiuto per poter distinguere se i sintomi che il proprio figlio manifesta siano o meno riconducibili al COVID-19 piuttosto che alla semplice influenza. Cerchiamo dunque di fare chiarezza.

Cosa può o deve preoccupare in modo particolare i genitori?

Innanzitutto è difficile che in un’infezione da COVID-19, il sintomo sia unico (tipo naso che cola o naso ostruito), infatti molto spesso coesistono i sintomi quali un innalzamento della temperatura corporea (maggiore o uguale a 37,5°), associata a rinite con ostruzione nasale, sintomi gastrointestinali concomitanti (diarrea, nausea o vomito), congiuntivite, affaticamento, dolori muscolari, cefalea. Se dovesse comparire anche la perdita dell’olfatto e/o del gusto, allora siamo senza dubbio davanti all’infezione da COVID.

I pochi dati in nostro possesso evidenziano che i bambini potrebbero avere meno probabilità di contrarre il virus e, in caso di infezione, la richiesta di ospedalizzazione è minore rispetto all’età adulta.

Nonostante ciò, nella loro cavità nasale e faringea si deposita una carica virale molto elevata, uguale o superiore a quella degli adulti, cosicché possono diffonderla all’interno della propria famiglia o della comunità scolastica. Non dimentichiamoci poi che circa la metà dei pazienti pediatrici affetti da COVID-19 sono asintomatici e pertanto costituiscono una fonte di contagio che sfugge al controllo.

Per fare diagnosi di certezza è necessario eseguire il tampone nasofaringeo oppure orofaringeo: quindi se il pediatra ravvisa la necessità di eseguire al bambino il tampone, questo deve essere eseguito con tranquillità genitoriale. È un test che risulta solo fastidioso ma non di certo doloroso per il bambino ed è dirimente, cioè fondamentale per la diagnosi.

Si definisce rapido un test che non necessita di un laboratorio quindi i tempi di esecuzione e di lettura sono assai “rapidi”. TEST ANTIGENICO RAPIDO: utile nei programmi di screening a differenza di quello molecolare. Come il test molecolare, anche quello antigenico è di tipo diretto, cioè valuta direttamente la presenza del virus nel campione.

Allora qual è la differenza tra il tampone antigenico e quello molecolare?

Il test antigenico rileva la presenza del virus attraverso le sue proteine (antigeni), mentre quello molecolare identifica la presenza del virus attraverso il suo acido nucleico. I test antigenici rapidi contengono come substrato anticorpi specifici in grado di legarsi agli antigeni virali di SARS CoV-2 e quindi il risultato della reazione antigene-anticorpo può essere direttamente visibile a occhio nudo. È opportuno ricordare che i test antigenici sono di tipo qualitativo (si/no) e intercettano specifiche porzioni proteiche della proteina S (Spike) o N (Nucleocapside) presenti sulla superficie virale di SARS CoV-2.

Il test può risultare negativo se la concentrazione degli antigeni è inferiore al limite di rilevamento del test (per esempio se il prelievo è stato eseguito troppo precocemente rispetto all’ipotetico momento di esposizione). Ciò significa, come evidenziano i produttori di tali kit, che un risultato negativo del test non esclude la possibilità di un’infezione da SARS CoV-2 così come la negatività del campione, di fronte ad una clinica fortemente suggestiva di COVID-19, dovrebbe essere confermata mediante test molecolare.

Dottore ma se devo scegliere fra test antigenico e molecolare quale dei due test ha la sensibilità maggiore?


I test molecolari sembrano avere una maggiore sensibilità prima della comparsa dei sintomi, mentre durante la fase inziale e successiva dell’infezione la sensibilità è sovrapponibile.

Come afferma il Prof G. C. Gattinara Pediatra Infettivologo all’Ospedale Bambin Gesù di Roma il test molecolare ci dice se un soggetto è infettante, cioè se ha una carica virale o meno, mentre il test antigenico ci consente di screenare i bambini per sapere se hanno acquisito il virus e a loro volta trasmetterlo.

Proviamo a spiegare come si esegue?

Come illustrato nella figura, viene inserito un bastoncino, una sorta di cotton fioc, nel naso – tampone nasale – o in orofaringe – tampone orofaringeo – e con delicatezza, giunge fino alla parete posteriore del faringe. Indi, sempre con delicatezza viene fatto ruotare su sé stesso per raccogliere maggior DNA possibile ed estratto dalla narice o dall’orofaringe; in caso di tampone nasale si ripete la medesima operazione nella narice controlaterale.

Al bambino è bene spiegare che “il medico avrà dei vestiti speciali di protezione che lo aiutano a proteggere te e lui dal virus: indosserà un camice, una mascherina e uno schermo speciale. In braccio alla mamma o al papà potrai stare e quando il bastoncino entra nel naso… cerca se c’è un virus per caso. Pian piano arriva in rinofaringe, ma niente paura, papà o mamma ti stringe!” (estratto da documento per i genitori edito dall’Ospedale Burlo Garofalo di Trieste).

Tampone

Che risultato può dare?

NEGATIVO: non c’è infezione in corso da virus SARS CoV-2.
POSITIVO: è rilevata la presenza di antigene virale, anche a bassa carica, in quanto è un test qualitativo e non quantitativo.

In quanto tempo posso conoscere l’esito del tampone del mio bambino?


Nell’arco di 15-20 minuti avviene la lettura del test: sia l’esecuzione che la lettura avvengono a cura del medico pediatra.

La sinergia fra i genitori e il pediatra è fondamentale per poter chiarire se i sintomi lamentati dal bambino siano ascrivibili all’influenza o se siano suggestivi di un’infezione da Covid-19. Allo stesso tempo le direttive fornite dal pediatra ai genitori, nel caso di positività del tampone, devono essere seguite con la massima fiducia al fine di limitare la diffusione del contagio e limitare i sintomi all’interno del contesto familiare o di comunità.

Solo la scrupolosa osservazione delle norme di isolamento del soggetto infetto e di quarantena dei contatti stretti ci permetterà di contenere questa fase 2 e di limitare i danni di quella che ormai viene prevista e definita come fase 3.

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